Maternità: l’epopea burocratica della mammasfigata

Care mamme, dato che sono in fila all’Inps, capirete quanto tempo ho a disposizione, così ne approfitto per sfogare le mi frustrazioni da italiana media in qualsiasi ufficio pubblico, ma anche a dar vera vita a questo blog.

Prima di tutto: ma chi me l’ha fatto fare di chiedere la maternità!?? Direte voi “è un diritto!” estic…mica uguale per tutti, però. In primo luogo, io sono stata una delle prime a beneficiare della maternità per le libere professioniste (gestione separata) – e questo è bene – ma con i soliti cavilli all’italiana – e questo è male @@@grrrrr

Tu paghi un commercialista per sbrigare queste pratiche – che aborri come la cacca di piccione sul parabrezza – invece scopri con orrore che questa roba te la devi smazzare tu!  La trafila inizia così: ti registri al sito dell’inps e loro ti spediscono via posta – quella vera con la casacca gialla, non via etere – un pin dispositivo con cui puoi accedere ai servizi e fare la domanda online. Dopo un mese che non ricevi segni di vita, chiami e ti dicono che è meglio se la spedisci per posta (sempre quella che suona il campanello) per poi rivelarti che non trovano la pratica e magari è meglio se gliela porti di persona! Alla fine ce la fanno, te l’accettano, ti danno una somma con cui copri l’acquisto dei pannolini.

Dopo aver sudato le famose sette camicie – e con una panza di 9 mesi in pieno agosto pure le mutande sudano – ed essere finalmente riuscita ad ottenere la prima rata della maternità che hai usato per comprare nell’ordine: 2 ciucci, delle coppette assorbilatte e una crema per le ragadi al seno, archivi il problema a data da destinarsi. Ma questa scadenza, prima o poi, arriva e cala su di te l’oscuro presagio di una lunga,epica battaglia. Con la primavera, oltre alle rondini, torna l’ora della dichiarazione dei redditi e con essa puntuale arriva la telefonata del solito commercialista a cui servirebbe tutta la documentazione. Sul sito dell’Inps c’è la possibilità di scaricare il cud online, dato che non lo inviano più per posta se non per espressa richiesta. Bene. No, male. Non si può scaricare, c’è un problema. Ma dai? Di solito fila tutto liscio…

Non c’è niente da fare, bisogna armarsi di santa pazienza e affrontare il nemico. Il primo dramma si rivela all’ingresso, 4 macchinette sputa numeri mi fissano con aria di sfida, quale pulsante dovrò premere? La scelta è fra: gestione separata, maternità, pensioni, disoccupazione, altri ammenicoli e amenità. Di logica premerei maternità, ma dato che sono iscritta alla gestione separata e non c’è gente in fila provo prima con quello. Allo sportello deserto c’è un ragazzo che mi fissa con occhi increduli: io qui mi occupo solo di colf e badanti e non c’è nessun altro oggi che possa rispondere ai suoi quesiti. Vado allo sportello maternità? Neanche per sogno, per ritirare il Cud deve andare in un altro ufficio. Chieda al banco informazioni.

Al famigerato banco informazioni c’è, manco a dirlo, una coda di trenta persone. Una donnetta occhialuta e piena di tic dispensa consigli a bassa voce, affiancata da una corpulente guardia di sicurezza che, non si sa con che competenza, è lì per aiutarla. A me tocca quest’ultimo che, con aria rassegnata, mi risponde: “signora non saprei il Cud lo danno a due sportelli: pensioni e disoccupazione. Provi un pò lei”. Grazie. Molto utile, direi…

Mi riavvicino ad una di quelle maledette macchinette e premo tutti i numeri, che non si sa mai. Al primo sportello che mi riceve c’è una signora gentile, ma impotente. Ah sì mi dice mi hanno messo sulla scrivania questa carta che spiega che i cud per la maternità non sono scaricabili, c’è un problema informatico. Non posso aiutarla, deve andare allo sportello pensioni. Ma perchè, mi chiedo, perchè da una scrivania all’altra a meno di un metro di distanza una può e l’altra no??????????

Comunque, alla fine, mi arrendo al trsiste destino e mi metto in coda con i pensionati, saranno un milione, e attendo con triste diligenza il mio turno. Arriva. Dopo due ore, ma arriva. L’impiegata, sorella gemella di quella al desk informazioni, quasi non mi saluta, è stremata. Lei ha servito poco meno di cento persone mentre i colleghi giocavano a ramino, prendevano a testate il muro e fissavano lo schermo vuoto del pc. Mi stampa un foglio. Bianco. Un maledetto foglio bianco in cui c’è scritto che l’Inps ha versato per me la considerevole somma di euro MEGLIO CHE NON VE LO DICO… Un foglio bianco. Bianco. Questo è il suo Cud, mi rivela gelida. Sorrido. Almeno è finita.

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One thought on “Maternità: l’epopea burocratica della mammasfigata

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