Letture golose: cap 4/ ricetta 4. E questa la chiami arte? E questo lo chiami muffin?

Dato che il vecchio anno se ne sta andando, io voglio chiudere questo disastroso 2013 con un libro tutto nuovo. Alla faccia di quest’ultimo mese funesto, iniziato con piccole scaramucce economiche e terminato con 5 giorni di gabinetto!!!! Non tutto il male vien per nuocere (la mia panza si dissocia) e il riposo forzato, oltre a un paio di kg in meno (il gine stavolta non potrà insultarmi per la mia lievitazione) mi ha anche donato qualche ora di relax in compagnia di una buona lettura.

Uno di quei bei libri che avevo impilato sul comodino nell’attesa che arrivasse il momento opportuno, uno di quelli che compri perchè la copertina ti lampeggia davanti agli occhi: colorato, pubblicitario, con un modaiolo tocco vintage e una certa allure artistica. E poi il titolo, Sbam, una porta sbattuta dritta nel cervello: “E questa la chiami arte? 150 anni di arte moderna in un batter d’occhio” di Will Gompertz. Alla faccia di chi “oh pev cavità i manuali, i bignami, quevste semplificazioni, novn si può, è voba da ignovanti…”. Vabbuò, e noi ce ne sbattiamo!

Questo in realtà non è un manuale, nè un riassuntino per studenti svogliati, ma un simpatico compendio di storielle, situazioni, racconti – talvolta frutto della fantasia dell’autore, altre aneddoti e fatti di cronaca – che cerca di spiegare la storia dell’arte dagli Impressionisti ad oggi, passando per Suprematismo, Neoplasticismo, Surrealismo e via fino all’Arte concettuale, al Postmodernismo e all’oggi. Io che di arte ne ho studiata – mi sono laureata in storia dell’arte medievale, penza un po’ – e non sempre con amore o con successo, l’ho trovato fresco, divertentente, di facile lettura – non certo di Barilliana memoria, gli addetti ai lavori ne converranno- un modo molto meno accademico di fissare i concetti. Poi si sa, chi vuole approfondire ne ha ben donde, ma spesso che noiaaaa!

Ecco, quindi, un libro consigliato per chi: vuole rinfrescarsi la memoria, vuole avere una vaga idea del perchè un vasetto di merda, seppur firmato Piero Manzoni, possa essere catalogato opera d’arte (e le mamme ne hanno di accumulata tra i pannolini in bagno…) o uno squalo in formaldeide valga una vagonata di euri, o semplicemente perchè sia d’uopo fare un salto al Museo di arte contemporanea della propria città (a Verona dovrebbero riaprire Palazzo
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Forti, mah! Ma è sempre una boccata d’aria fresca il Mart di Rovereto).

Un libro così speciale, merita una ricettina sfiziosa e alternativa, una cosetta da preparare con delle dolcissime patate americane che da bambina ho sempre mangiato sempre e solo in un unico modo: bollite! Ebbene, è arrivato il momento di cambiare 🙂

Muffins di batata (più conosciuta come patata dolce o patata americana)

200 g di patate dolci bollite
100 g di farina
100 g di zucchero
2 mandarini
1 bustina di lievito per dolci
Il succo di un arancia
2 cucchiai di olio di semi

Schiacciate le patate con i rebbi di una forchetta come doveste preparare un purè, aggiungete la farina, lo zucchero, il lievito in polvere e amalgamate con il succo di un arancia spremuta e l’olio. Tagliate i mandarini a tocchetti e unite al composto. Riempite 8-10 stampi da muffins e infornate a 180 gradi per circa 25 minuti. Se vi piacciono, potete decorare prima di mettere in forno con palline di zucchero colorate o scaglie di mandorle. E gnam gnam, buona lettura :)!

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