Parto da qui. Cuore a cuore.

Arriverà un giorno in cui litigheremo e voi mi butterete in faccia tutta la vostra rabbia perchè sarò stata una madre troppo apprensiva, o troppo poco, troppo presente, o troppo poco, troppo spronanante o, ancora una volta, troppo poco. Allora sarà il momento. Quello in cui vi racconterò di quando siete nati. Parto da qui.

Il primo è stato Palletta, soprannominato così per la sua capacità di chiudersi su stesso come un bruchino, assumendo una singolare forma sferica. Era agosto, la mamma era grossa come un capodoglio. Una gigantessa vestita di nero. Non mi entravano più non solo le scarpe, ma perfino le fibbie delle adorate birkenstock erano state spostate all’ultimo buchino. Piedi da elefante. Stanca, stanchissima. Anche in pronto soccorso lo erano, di vedermi, ogni due giorni ero lì, non ne potevo più.

Ma ne è valsa la pena. Della lunga estenuante e caldissima estate, di quei 18 kg che mi zavorravano il cammino, delle notti insonni, dei dolori alla schiena, dei bruciori di stomaco, degli sbalzi d’umore. Perfino di quell’odore di camici, ospedale, sudore, disinfettante. Delle attese, della paure, dei rimproveri del ginecologo, delle manie delle nonne, delle mani curiose di conoscenti e sconosciuti. Io che non amo il contatto fisico. Io che con te ho imparato ad amarlo. Quella notte, dopo una giornata passata in quella stanza d’ospedale, il 15 di agosto, con una settimana di ritardo sulla tabella di marcia, quando sei arrivato tu. E ho imparato la fatica, la sofferenza, e la gioia. E il sudore non è mai stato così bello. E tu. Tu eri bello. Il più bello. L’emozione più bella. Con l’ostetrica che mi diceva di spingere, papà che mi stava accanto e aiutava come poteva, io che tra una spinta e l’altra chiedevo pietà. Una fatica immane. Una sofferenza indicibile. Una gioia indescrivibile quando, cuore caldo, ti hanno appogiato su di me. Cuore a cuore.

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Il secondo è stato Frignolo. Oh sì, amore mio, te lo sei meritato questo soprannome. Frignavi così tanto che Palletta, che aveva solo 20 mesi, ti chiamava Uì uì – o uè uè a seconda del grado di lagnanza. Tu mi rimprovererai, chissà, perchè sarò limitante e paranoica e, chissà, ti farò mille raccomandazioni e ti chiederò di chiamarmi, di stare attento, forse troppo. Allora, arriverà anche il tuo momento. Quello di sentire questa storia, quella del tuo cuore grande. Di quando la ginecologa mi disse che c’era un problema, con il tuo cuore, e il mio s’arrestò per un istante. Mi dissero: malformazione della tricuspide. E aggiunsero: grave. Gli ultimi mesi sono stati difficili, ma abbastanza sereni. Tutti ci dicevano che era una cosa piuttosto comune e noi, papà ed io, ci illudevamo beatamente. Poi a tre settimane dalla data prevista, un’altra battuta d’arresto. Il piccolo non cresce più. Dobbiamo farlo nascere. Per fortuna tu eri grande e forte.

Sono entrata in ospedale la mattina del 31 marzo, erano le 8. Ma tu non eri pronto e forse nemmeno io. Ero spaventata? Forse. Hanno tentato di indurmi le contrazioni con il gel, ma niente. Dilatazione massima 2 cm. Sono arrivata così a mezzogiorno del 1 aprile. Devastata. Ho gridato che volevo il cesareo. Mi hanno convinto a provare l’ossitocina. Alle cinque del pomeriggio ero ancora dilatata 2 cm. Avevo la pancia di marmo, praticamente una contrazione continua e io non sentivo nessun dolore. Hanno tentato cinque volte di aiutarmi a rompere le acque. Un dolore atroce. Con le dita a cercare la tua testa. Poi finalmente le acque si sono rotte. Caldo, umidità, urla. Venti minuti. Alle 19 sei nato angelo mio. Sei nato e ti ho visto. Bello, bellissimo. Amore. E poi ti hanno portato via da me.

Niente cuore a cuore per noi. Nè il giorno dopo, nè quello dopo ancora. Ma il nostro amore c’era già, forte e indissolubile, aldilà di ogni abbraccio, possibile o impossibile. Il dolore ci ha spezzato la schiena, ci ha incurvato le spalle, ci ha straziato i cuori. I nostri. Il tuo grande, troppo grande, più del dovuto. Signora è una malformazione rara, non c’è letteratura scientifica. Operiamo. No, non operiamo. Sì operiamo. Medici, percentuali, grafici. Siamo scettici. Invece…l’operazione è andata bene, dopo un mese sei tornato a casa. E poi passo dopo passo, mese dopo mese. Finalmente cuore a cuore.

 #Partodaqui è un’idea di 3 mammeblogger per conoscerle visitate la pagina facebook PARTODAQUI

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10 thoughts on “Parto da qui. Cuore a cuore.

  1. Cara Vale,
    Conosco bene quel dolore che ti spezzala schiena e ti fa incurvare le spalle, quel dolore che ti spacca in due, perché è anche il mio di dolore. Dani è nato con una malformazione, ma a differenza tua, l’ho scoperto solo al parto, dopo ore in cui nessuno mi diceva niente e nessuno mi faceva vedere il bambino.
    Ora è stato operato, sta benissimo, ma sarà operato ancora a breve.
    Ho pianto tanto quando ho letto il tuo post xche lo strazio che si prova non si cancella mai, forse si quieta un po’, ma non c’è giorno che non soffra x quello che è successo.
    Però abbiamo i nostri bimbi, che coi loro sorrisi ci fanno capire quanto sia bello e difficile essere mamme.

    1. Questi bambini vengono al mondo per insegnarci qualcosa, la pazienza, la forza, il caso…io ho capito che nascere sani, in salute, è solo una questione di fortuna. Nè un merito nè un demerito. Ma questi bimbi sono speciali!

  2. Uno spavento enorme, un dolore che non riesco a immaginare. Sono contenta di sapere che alla fine si e’ risolto tutto per il meglio.
    bellissimi i tuoi due racconti e pure la premessa e le foto!!!!

    1. Se ripenso a tutte le paure che ho avuto per delle sciocchezze…ma la vita è così, ne capisci il senso solo quando ti si para davanti in tutta la sua magnificenza

  3. Ho la tastiera bagnata mannaggia… quei momenti sono indescrivibili, ma tu come sempre li hai descritti benissimo! Come dice mio marito al momento della nascita la donna attraversa in un solo attimo tutti gli stati d’animo: paura, dolore, gioia, emozione, amore, meravilgia… Posso solo immaginare quello che avete passato per il piccolo Frignolo!! Un abbraccio Alessandra

    1. Avevo un po’ paura a scrivere questo post per il rischio di essere fraintesa – dato il titolo del blog, che nulla ha a che vedere con questa storia, dato che è online da molto prima che accadesse – un po’ per il rischio di sminuire certe emozioni…ma come sempre voi, care mamme, capite e non c’è bisogno di dare tante spiegazioni 😉

  4. Bellissimo il tuo racconto, di una carica emotiva enorme.
    Vedrai che quando i tuoi ometti litigheranno con te per essere troppo tanto, o troppo poco di qualcosa, e leggeranno queste righe saranno fierissimi di te 🙂

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi tu, lascia il tuo commento :)