Io, mamma free (lance) anche nei diritti. [se sei di buon umore non leggere questo post ]

Se ti sei laureata in lettere, come me, e hai scelto di lavorare nel campo della cultura con incursioni sistematiche nell’editoria, è molto probabile che la parola stipendio tu l’abbia qualche volta sentita di sfuggita tra un “devi essere la prima a investire su di te”  a “siamo in fase di progettuale, per ora non ci sono soldi ma ci saranno (forse)” al più gradevole “il tuo ritorno è in visibilità”, vuoi mettere??!

Tra proposte di stage, rimborsi spese, budget risicati e sogni di gloria infranti, magari, sei anche riuscita a ritagliarti uno spazietto che tra quattro, cinque referenti ti consenta di avere a disposizione una paga al limite della sopravvivenza.  A quel punto entra in gioco l’apparato statale: adesso ti frego io! Perchè sì, care mamme sfigate, la burocrazia arriva con la sua coltre di stupidità ad oscurare anche le operazioni più semplici. Non ho voglia di dilungarmi nella descrizione dei meccanismi farraginosi che regolano la vita dei grigi impiegati dell’Inps, poveri cristi, che tra loro ci sono sicuramente persone che “tengono famiglia” e, nascosti in qualche anfratto buio, ci hanno messo pure qualcuno bravo e buono. Ma tant’è, quando i soldi li vogliono sono veloci che neanche Flash, quando devono darli sembrano congelati in un film in slow motion.

Nel caso specifico parlo del diritto di ogni donna ad avere un indenizzo di maternità. Per le libere professioniste come me, iscritte alla gestione separata, è stato introdotto qualche anno fa. Peccato che sia proporzionale al reddito, che per ottenerlo ci si debba votare a Sant’Antonio, e che ti facciamo uscire di senno ogni volta che entri in uno di quegli uffici in cui uno sportello ha la coda che parte della strada, l’altro è abitato da uno strano corpo impolverato che ha il solo compito di indicarti il suo vicino di scrivania o che il bagno è in fondo a destra.

Vi avevo già raccontato le mie disavventure con l’ufficio Inps alla prima maternità in questo post. Ma adesso la situazione è perfino peggiorata: la maternità nemmeno me la vogliono dare. Pare che abbia versato pochi soldi nelle loro casse. La prima domanda che mi faccio è di ordine linguistico: a sostegno del reddito che minchia vuol dire? Se avessi abbastanza soldi, non avrei bisogno di un sostegno, no? La seconda è di ordine umano: io mamma freelance di due bimbi di 23 e 4 mesi ho forse meno diritti di una mamma impiegata? Sia essa stipendiata da un’azienda o dallo Stato? I pannolini non li compriamo agli stessi soldi, negli stessi supermercati? Ho meno diritto di godermi il mio bambino fino ai 6 mesi compiuti?

La cosa più triste in assoluto è che la nostra cultura cattolica – perchè non è solo questione di Credo, noi siamo cresciuti con un certo spirito – ci abbia insegnato che la famiglia è il primo valore assoluto, ma che poi alla fine dei conti tutti se ne fregano. (Chiarisco IO SONO CATTOLICA). Dal femminismo in poi tutti a dirci che il lavoro è un nostro sacrosanto diritto, che dobbiamo essere indipendenti. Adesso tutte a parlare di donne Alfa e cose simili, ma a noi mamme normali cosa resta? A noi che abbiamo scelto, oltre al lavoro, di avere un ruolo all’interno della famiglia cosa è dato? Calci nel sedere. Perchè non siamo donne che hanno deciso di fare carriera a tutti i costi, ma non siamo nemmeno le casalinghe degli anni Cinquanta col fazzolettino in testa e la torta di mele in mano. Noi cosa siamo? Che diritti abbiamo? Vi lascio con questa riflessione, magari a qualcuno arriva l’illuminazione. Se vi viene una buona idea, qui sotto, nei commenti, c’è un sacco di spazio per raccontarla.

Ti è piaciuto

17 thoughts on “Io, mamma free (lance) anche nei diritti. [se sei di buon umore non leggere questo post ]

  1. Tesoro…io vivo in una situazione completamente diversa dalla tua, molto più tutelata, ma nei fatti la maternità è sempre penalizzata.
    Sarò drastica -ma la penso così quindi lo dico- abbiamo voluto la parità, e ci può stare, ma il prezzo da pagare è davvero troppo alto, perchè l’unica entità che ci rimette è la famiglia.
    Se dai la priorità alla famiglia sei comunque nella merda.
    Le freelance come te perdono ogni diritto economico.
    Le dipendenti come me perdono ogni riconoscimento professionale (e non parlo di soldi, ci mancherebbe, parlo di ruoli: io sono rientrata dalla maternità e la mia casellina nell’organigramma dell’ufficio era SPARITA, sostituita da quella di un collega UOMO che per la stessa mansione si è preso pure un’indennità che a me non era mai stata data).
    Ecco insomma, tanti piccoli episodi che rendono il binomio “mamma sfigata” perfetto nella nostra società.
    Ma “loro” non sanno che la mamma sfigata ha una fortuna infinita: la gioia dell’amore di un famiglia.
    (che con questa non ci si paghino pappe e pannolini però è una dura realtà).

  2. Ciao concordo pienamente tutto ciò che scrivi…anch’io sono libera professionista, iscritta alla gestione separata. Un lavoro che amo tanto, ma da quando sono diventata mamma sono stata super penalizzata dalla mia azienda, e pochi mesi fa sono stata costretta a lasciare (più spese che guadagno e stress per la bambina)! Per non parlare dell’inps: la maternità mi spettava!Avevo tutti i presupposti, anche il reddito come dici tu…e nemmeno me l’hanno approvata. Alla fine per non tirartela a lungo…sono in causa con avvocato, ma niente ancora. Ti capisco! Questa purtroppo è l’Italia in cui viviamo!!!

  3. Sono una di quelle mamme “fortunate” che ha potuto rimanere a casa coi propri bimbi, perchè impiegata: i canonici 3 mesi successivi al parto, poi la maternità facoltativa e infine l’aspettativa. Però mi sembra assurdo che ci sia tutto questo divario tra le mamme impiegate e quelle libere professioniste: i bimbi hanno bisogno di restare con le loro mamme comunque, indipendentemente dalla professione che svolgono. Una mia carissima amica, titolare di uno studio, ha dovuto riaprire 15giorni dopo aver partorito, perchè “sennò come mangio?”. Ho detto tutto.

  4. Ciao Valentina, la maternità dovrebbe essere un diritto per tutte, lavoratrici e non perché i figli costano allo stesso modo per tutte e tutte abbiamo il diritto di goderceli serenamente. Io fortunatamente ho potuto sfruttare settimane di ferie arretrate per percepire uno stipendio decente poi però sono stata una delle poche a essere messa in cassa e non vedo un euro dall’Inps da mesi. In busta hai più tasse che stipendio ma a loro i soldi mancano sempre. Siamo un paesino, non c’è altro da aggiungere purtroppo!

  5. Questo è uno dei gravi problemi dell’Italia. E che nessuno si stupisca se siamo un paese a crescita zero…

  6. Laura Preite dedica un bello spazio su La Stampa a quest’argomento “Abbasso le mamme”: raccontiamo le nostre storie e facciamo sapere che così non conviene a nessuno!

  7. Siamo la generazione impantanata tra la torta di mele e gli anni di sacrificio sui libri. O insegui un sogno o dedichi tempo alla famiglia. I diritti acquisiti con anni di lotte sociali non sono per tutti e l’orientamento mira a negarli anche a chi li ha. Reddito garantito per le mamme fino ad un anno del bambino. Ne guadagnerebbe l’intera società.

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi tu, lascia il tuo commento :)