Maschio e femmina, differenze, gender

Maschio e femmina li creò. La strada delle discriminazioni è lastricata di buone opinioni

Maschio e femmina è così orrendo? Così orrendo essere diversi e complementari? Così orrendo essere biologicamente differenti, ma indispensabili l’uno per l’altro? Io non vorrei essere un uomo, io ci sto bene nel mio corpo di donna. Sono orgogliosa, felice, soddisfatta della mia sessualità. E sono felice di avere un marito e due figli maschi, ma sarei felice ugualmente se fossero due femmine. Scontato? Non direi. Leggo di madri che “non avrei voluto avere un maschio” o “non avrei voluto avere una femmina” come se ci fosse una colpa nell’essere l’uno o l’altro.

Maschio e femmina, differenze, gender

I maschi sono poco intelligenti, portano grane e in casa sono inutili: che cavolo di concetto è? Ci sono uomini intelligentissimi, uomini cretini, uomini mediocri, uomini audaci, curiosi, meschini, protettivi, gentili, bugiardi, stronzi, buoni, teneri, affettuosi, colti, raffinati e maleducati. Ditemi se uno solo di questi aggettivi non possa essere ugualmente attribuito ad una donna.

Non avrei voluto avere una femmina perché le ragazzine di oggi sono tutte puttane. Le femmine sono puttane se te la danno, ma anche se non te la danno. Le femmine sono puttane a prescindere. Era così anche quand’ero giovincella io, è l’etichetta che dai alle donne quando non soddisfano l’ego da minorato mentale che possiedi. E mio figlio sarà un figo perchè se ne farà quante più potrà. Quindi la differenza sta tutta lì: in chi prende e chi dà. Spero che tuo figlio si prenda anche un bel calcio nelle palle, ogni tanto.

Poi c’è l’altra paura, quella di essere accomunata a quella gente lì, quella che pensa che le donne e gli uomini sono diversi, quindi non va bene, sono antichi, ottusi, ignoranti. Allora, si vede il mostro ovunque. La Lego crea il personaggio di una madre che accudisce il figlio, nella serie dei mestieri, e tutte a gridare allo scandalo. Ma dov’è lo scandalo? È nel considerare un mestiere quello d’essere madre? Beh, lo è. Fare la madre è un lavoro vero. Riduciamo la donna al ruolo di madre! Riduciamo che??? Essere madre è un dono, una fortuna, è gioia, dolore, difficoltà quotidiana, sopportazione, sacrificio, soddisfazione, amore. Non c’è niente di riduttivo nell’essere madre.

Anzi, vi dirò di più, chi dice così, magari in buona fede, pensando che la visione della donna-madre sia obsoleta e fatiscente, supponendo di dover alzare il vessillo dei diritti femminili, credendo che tutte si debbano specchiare in un nuovo modello di super-donna (che palle!), è la prima a discriminare. Ad alzare il dito contro quelle donne che si sentono realizzate nella loro quotidianità. E qui non parlo solo del caso Lego, ma della diatriba quotidiana e costante di quanto sia meglio per una donna essere così o così. Di quegli studi cazzari che “se la mamma lavora il figlio è più intelligente” o “se la madre sta a casa il figlio è più sereno”.

Basta. Smettiamola.

Facciamoci un favore, guardiamo avanti,  non siamo più nel Sessantotto. Non abbiamo più bisogno di dover dimostrare a tutti i costi che siamo libere. Diventiamo libere davvero, dai nostri schemi mentali, dai preconcetti, dalla faziosità più becera e inutile.  E non è nell’appiattimento dei generi che si ottiene la libertà. Educare alla comprensione reciproca non significa che siamo tutti indistintamente uguali, che dobbiamo essere omologati. Siamo passati dal cliché della casalinga felice a quello della donna che se non lavora non si sente realizzata. Io ho scelto un lavoro che mi desse spazio per la famiglia e non mi sento sminuita né perchè non ho fatto carriera, né perchè mi occupo dei figli. Mio marito mi aiuta molto in casa, è una colf mancata, ma se mi dice “guarda che sei fortunata, gli altri mariti mica fanno le lavatrici o lavano il pavimento” io m’incazzo come una iena. Non è una questione di fortuna, ma di doveri e di diritti.

Il diritto al stanchezza, al riposo, al lamento materno. Il diritto alla collaborazione, alla comunione, alla condivisione. Il diritto ad essere madre, padre e anche a non esserlo. Il diritto di scegliere, questa è la libertà. Qui è dove dobbiamo arrivare, la discriminazione è dentro di noi, nelle nostre case, quando diciamo “devi essere così perché”. Possiamo non condividere le scelte degli altri, ma se sono fatte con coscienza, chi ci dà il diritto di giudicare?

6 thoughts on “Maschio e femmina li creò. La strada delle discriminazioni è lastricata di buone opinioni

  1. Ecco hai spiegato benissimo il concetto di cui parlavamo ieri.
    Questa cosa del genere, della discriminazione, dell’uguaglianza e bla bla bla sta sfuggendo di mano a tanti. Appiattire e negare le differenze che per natura ci sono e ci saranno sempre per me non ha senso. Ha senso valorizzarle e comprenderle in modo che uomo e donna si completino davvero, ognuno con la sua identità e specificità.

  2. Vero!bella riflessione… nella differenza ci sta tutta una ricchezza che non si può ignorare. quanto al desiderio del figlio maschio o femmina. ammetto..Io ero una di quelle mamme che pensavano di volere la figlia femmina, ci ho scritto anche un post in cui lo racconto… ma sono cambiata, e mio figlio mi ha permesso di superare certi limiti.

    1. Non è mai che come ce lo saremmo immaginate vero? Avere figli non è come giocare con le bambole, né tenere i nipoti, i figli degli amici, i vicini di casa. Tuo figlio, maschio o femmina che sia, ti aprirà un mondo nuovo. Spalancherà porte che non sapevi nemmeno esistessero. Sì, possiamo aver pensato anche solo per un minuto o per un mese o per un anno che maschio o femmina sarebbe stato diverso, ma poi l’amore che ti danno e che gli dai non conosce differenza.

  3. Sono d’accordo con te su quasi tutto (è sempre un piacere leggerti). Scrivo quasi perché non capisco cosa intendi con “appiattimento di generi”. Non esiste nessuna diatriba in questo senso, rimangono delle discriminazioni da superare, che si sia maschi o femmine non ha importanza ognuno ha i suoi che si porta dietro. Per quanto come giustamente dici non siamo più nel 68 la mentalità italiana è ferma lì, ci sono genitori che se ne fregano (io per prima) ma dire che non esistano dei preconcetti legati al genere, essere maschi o femmine, sarebbe negare una realtà. Chiedere che un maschio non venga deriso se fa danza, Billy Elliot insegna, non è un appiattimento di genere se mai è dare per scontato che i generi siano diversi e chiedere che ognuno possa fare le proprie scelte in assolutal libertà senza per questo essere etichettato, deriso e discriminato.

    1. Ciao Giorgia, grazie a te per i commenti che portano sempre arricchimento, soprattutto su temi come questo che toccano tutte noi.
      Cerco di fare chiarezza sulle cose che ho scritto, sperando di riuscire a spiegarmi maggiormente.

      Quando intendo appiattimento di genere, intendo dire che ci sono infinite sfumature nell’essere maschio o femmina. Voglio dire che spesso si confonde la libertà di essere sé stessi con il voler a tutti i costi essere uguali. I preconcetti legati al genere esistono eccome, ma non è negando le differenze che si otterrà la libertà. Ci sono differenze biologiche che non possono essere negate. Ad esempio? Una donna può gestare ed allattare, un uomo no. Una donna ha il seno e la vagina, un uomo no. Il corpo di un uomo e di una donna sono straordinariamente diversi e complementari. Non ci vedo nulla di male, anzi. Poi ci sono delle differenze innate nel modo di agire, pensare, etc? Io credo di sì, ma questa è solo una mia opinione personale e non saprei dimostrarla scientificamente, quindi resta un mio pensiero personale, basato sulla mia esperienza, di mamma, figlia, sorella, moglie. Mentre, sulla questione Billy Elliot sono totalmente d’accordo con te. Quest’inverno, vedendo il grande ballare come un forsennato al ritmo della disco dance espressi la mia volontà, nel caso in cui quest’attitudine si fosse mantenuta, di iscriverlo a un corso di danza. Apriti cielo! Mio suocero è insorto dicendo che sono “cose da femmina”, la mia risposta è stata “il figlio mio e decido io cosa sia meglio per lui, se gli piacerà la danza farà danza. Punto”. Allo stesso modo, quando mi disse che non poteva giocare col carrello della spesa di plastica.L’intervento di mio marito è stato provvidenziale: “meglio che impari adesso, perché poi quando sarà grande la spesa dovrà farla comunque, non come me che ho dovuto imparare a 30 anni” e la discussione è finita lì. Questo per cercare di spiegarmi meglio, non so se ci sono riuscita 🙂

      La diatriba di cui parlo, invece, è sulla capacità innata di noi donne di farci ancora la guerra a vicenda. Quando dico che non siamo più nel Sessantontto dico esattamente questo: la forza esplosiva e sovversiva di quegli anni doveva essere tale per rompere completamente gli schemi, ma ora che abbiamo capito che non è il “sesso senza cerniere” a renderci libere né la carriera a tutti i costi, ora che abbiamo la possibilità di scegliere liberamente, ora facciamolo. E non discriminiamo le madri che scelgono di stare a casa o fare dieci figli o uno solo. Non sono affari nostri.

      Ecco, spero di aver risposto e non aver creato fraintendimenti 🙂

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi tu, lascia il tuo commento :)