Padiglione Regno Unito Uk Inghilterra Expo 2015

Expo: cosa ho capito io dell’Esposizione Universale 2015

Sono stata per molto tempo confusa sulla questione Expo 2015. In realtà, fino a maggio, all’apertura dello stesso, non ci avevo capito una benemerita mazza e, forse, anche adesso non l’ho compreso fino in fondo. Sarà che a me il termine Esposizione Universale mi fa subito venire alla mente la Tour Eiffel e, quindi, boh, qualcosa che abbia a che fare con l’ostentazione del progresso (anche se io adoro Parigi, sia ben chiaro!). Insomma, se vi fidate di me, state fresche. Però ad Expo volevo andarci lo stesso, perché l’occasione di girare il Mondo in 1,1 milioni di metri quadri, ecco, mi pareva allettante.

E sì, lo dico subito per evitare fraintendimenti: ci sono andata senza figli, solo con mio marito, per 3 semplici ragioni:

  1. l’uomo me l’ha chiesto esplicitamente: “possiamo fare questa cosa solo io e te?” (amore mio, certo! E come potevo negarglielo?)
  2. i miei suoceri sono in un periodo positivo, dopo mesi di problemi di salute vari, e hanno acconsentito a tenere i pargolets tutto il giorno (#santanonna reloaded)
  3. avevo voglia di capire davvero qualcosa e mi sarebbe stato difficile leggere cartelli, studiare mappe, comprendere lingue straniere con il Piccolo Nerd alias Palletta che mitraglia 72 domande al secondo e il Piccoletto detto anche Frignolo o lo Spericolato che tenta di lanciarsi dal terzo piano di un tempio vietnamita.

Quindi, dotati di boracce da riempire nelle colonnine di acqua GRATUITA (anche frizzante!) –  ed evitare il salasso da bottiglietta di minerale che pare costi come una pelliccia di mammuth – siamo partiti per l’Expo un afoso martedì mattina di agosto, pensando di essere gli unici pazzi ad affrontare la calura africana di questi giorni. Ovviamente, siamo stati spudoratamente smentiti all’arrivo.

Marito, che è allergico ai mezzi di trasporto pubblici, c’è voluto andare rigoramente in auto. Alla mia domanda: “hai prenotato il parcheggio?” ha risposto “maddai, ci saranno un milione di posti, figuriamoci…”. Eh, figuriamoci. Per fortuna, ci è andata di culo, scusatemi il francesismo ma è d’obbligo, abbiamo parcheggiato a Rho e una volta usciti per la navetta abbiamo scorto il cartello lampeggiante “tutto esaurito, solo prenotati”. Per dire.

La prima cosa che abbiamo notato entrando è che… non ci aspettavamo questo. Cioè, sono mesi che sento il binomio Expo-Cibo, ma nei padiglioni il cibo c’è davvero relativamente. Sì ci sono i ristoranti, i food truck (più comunemente detti “luridi” o “paninari” o “ambulanti”, qui in versione figa), e pure i distretti del cacao, del caffè etc, ma ecco, non è che entri e trovi le specialità dei vari Paesi.

Padiglione Israele Expo2015
Padiglione Israele Expo2015

Dopo un primo momento di spiazzamento, ho iniziato a capire, girando per i vari padiglioni, che c’era qualcosa di più profondo da osservare, per andare oltre la superficie. Una sorta di azzeramento del processo alimentare-industriale che ci ha condotti fin qui per ripartire, più consapevoli di prima.

Il Padiglione Azerbaijan è stato il primo a farci saltare gli schemi, è articolato su tre livelli con delle grandi palle che rappresentano tre diverse biosfere. Lo sapevate che un Paese così piccolo come quello azero ha ben 9 zone climatiche differenti? Questo significa che rappresenta un patrimonio di biodiversità inestimabile per tutti.

Padiglione Azerbaijan Expo 2015
Padiglione Azerbaijan Expo 2015

Nel Padiglione Spagna abbiamo iniziato ad avere le idee un pochine più chiare: qui si parte dal concetto di coltivazione sostenibile per arrivare a parlare di alimentazione e innovazione culinaria. È il viaggio immaginario nella tradizione gastronomica spagnola (il simbolo del padiglione, infatti, è una valigia) e alla fine del percorso si trovano utensili di ultima generazione, come  la torcia da cucina e la “germinatrice“, ovvero un germogliatore fai-da-te.

Il percorso ci si è chiarito negli Stati Uniti, grazie alla mostra digitale “The great american food scape” in cui si ripercorre la storia culinaria americana, dagli spaghetti con meat ball (le polpette) in scatola, ai BBQ (le grigliate di manzo, maiale, montone etc) tipici dei vari stati – soprattutto del Sud, al food street come gli hot dog, ai più recenti camioncini che vendono panini vegetariani, frullati etc, fino alla riscoperta del pane a lievitazione naturale e dei prodotti local (dalla fattoria alla tavola), per interrogarsi sul “next bite“: come sarà il prossimo boccone? Ho visto molta gente snobbare questo percorso digitale, forse perché era così chiaro e semplice? Mah! Mio marito l’ha trovato entuasiasmante per la sua facilità assoluta. Devo dargli ragione, sta volta 🙂

Padiglione Regno Unito Uk Inghilterra Expo 2015
Padiglione Regno Unito Expo 2015

Altri Padiglioni interessanti? Il Regno Unito è un enorme alveare e testimonia dell’importanza delle api nel processo alimentare mondiale, l’impollinazione è, infatti, un fattore essenziale per la coltura della frutta. L’Austria, anche, merita una visita perché riproduce il microclima di un bosco austriaco, ed il tema è l’aria. Aria come tassello fondamentale di mantenimento e riqualificazione del Pianeta. L’aria come nutrimento primario del Mondo.

Padiglione Austria Expo 2015
Padiglione Austria Expo 2015

E con questo mi fermo qui, abbiamo visto molto, capito abbastanza, portato a casa qualcosa. In fondo, il nutrimento è un compito che noi madri comprendiamo dal profondo, non ci servono tante spiegazioni, ce l’abbiamo già dentro.

Voi, siete stati ad Expo? Vi è piaciuto? Che tipo di esperienza avete vissuto? Se vi va di condividerla con me, vi aspetto qui sotto nei commenti.

 

 

 

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi tu, lascia il tuo commento :)