FamilyFriendly

Cosa significa a misura di bambino? Quando si può dire family friendly?

Se seguite questo blog, ormai sarete abituati ai miei post con interrogativi e saprete già che risposte certe qui non ne troverete, ma riflessioni personali a mucchi 🙂 Nelle ultime settimane, mi è capitato di interrogarmi sul concetto “a misura di bambino”, cercando di capire cosa davvero significhi ho scoperto che è un mondo dai confini incerti. Le situazioni tipiche in cui si parla di “family friendly” sono le vacanze, i ristoranti, le attività ricreative-culturali come biblioteche e musei, quell’etichetta lì che valore ha per ognuno di noi? Può avere un valore univoco? Ovviamente NO. Perché ognuno di noi ha una percezione diversa di come sia stare con i propri figli, trascorrere del tempo con loro, fare attività più o meno divertenti/rilassanti/stimolanti. Ad esempio, il lunedì mattina le maestre ci chiedono cosa abbiano fatto i piccoli nel weekend e noi normalmente abbiamo un elenco di posti visti e cose fatte. Siamo meglio di chi preferisce stare a casa? Non credo. Siamo diversi e soprattutto:

a casa → mi annoio → fatico a gestire i figli → impazzisco io → impazziscono loro

Ecco perché preferiamo uscire.

FamilyFriendly

Le vacanze: quali sono le mete adatte alla famiglie? Meglio l’hotel, l’appartamento, la pensione, il camping?

Essendo l’estate in procinto di terminare, ho tirato le somme delle nostre vacanze. Sicuramente la vacanza più riuscita per i bambini è stata la settimana che abbiamo da poco trascorso a San Vincenzo di Livorno (di cui prometto di darvi tutti i dettagli nei prossimi giorni): grande casa condivisa con altre due famiglie di amici, con bimbi piccoli dell’età dei miei, a due passi dal mare e spiaggia libera.

Ne parlo con marito e amica: la vera vacanza a misura di bambino. Ma come, mi dice C., avevi detto così anche di Maratea. Non proprio, ribatto, ho detto che può essere una vacanza da fare con i bambini, basta organizzarsi bene.

La differenza, forse, sta lì: ci sono posti in cui non ti devi sbattere nemmeno un po’, altri in cui devi essere più preparato. Diciamo che con i bambini piccoli lo spazio d’improvvisazione è molto, molto limitato, ma ciò non toglie che si possa fare. Molto dipende anche dalle proprie attitudini/abitudini. Se ti stressa cambiare spesso spiaggia, se non ami girare in auto, magari prendi l’hotel in riva al mare e non ti schiodi per una settimana. Se invece il riposo da ombrellone ti fa venire l’orticaria, trovi un luogo che sia una buona base di partenza per frequenti escursioni. Ciò che va bene per te, magari non va bene per me e viceversa.

L’anno scorso, ad esempio, siamo stati in un family hotel e se da una parte ho apprezzato molto l’organizzazione efficientissima della struttura e le attività per i piccolini con l’animazione in spiaggia, dall’altra ho sofferto un po’ gli spazi piccoli delle stanze e il rumore al ristorante. La perfezione, d’altronde, non è di questo mondo. E poi il Piccoletto aveva solo pochi mesi, e le esperienze con un neonato sono diversissime rispetto a quelle fatte con un bimbo di un anno.

Quello che mi ha fatto propendere per Livorno, invece, è stato un aspetto diverso: eravamo insieme ad altri amici. Il che vuol dire che i bambini giocavano tra di loro, che potevo permettermi dei momenti di distrazione perché c’era sempre qualche adulto a buttare un  occhio, che non dovevo pensare a tutto io, ad esempio, io avevo il compito di far da mangiare ai bimbi, ma c’era qualcun’altro che poi faceva la cena per gli adulti, o li guardava o li lavava mentre io ero ai fornelli. Oltre al fatto, non trascurabile, che una volta messi a letto i più piccoli, si stava fuori a chiaccherare fino a tardi, a bere un bicchiere di vino, a prendersi del tempo da adulti.

La mia personalissima conclusione è che non esiste la vacanza perfetta per i bambini, dipende molto dalle aspettative che hai: come vorresti viverla tu? Come vorresti che la vivessero loro? L’unica certezza è che la parola relax, con i figli, assume dei contorni molto labili e si colora di sfumature imprevedibili.

Il ristorante per famiglie com’è fatto? Cosa deve avere per essere family friendly?

Voi li portate i bimbi al ristorante? Conosco gente che al solo pensiero si sente male, altri che sono degli abitué. Alcune mamme li portano solo in pizzerie che hanno zona giochi, menù personalizzati e tovagliette colorate, altre che piuttosto di andare in quei posti lì si amputerebbero un braccio, qualcuna si rifiuta di portarli al ristorante fino all’età della Comunione. Poi ci sono i ristoranti no kids e i commensali che piuttosto di cenare vicino ad un bambino mangerebbero in bagno, sulla tavola del cesso.

Noi ci andiamo al ristorante, magari non spesso, ma ci andiamo. Per me quello che fa la differenza tra un family friendly e un no kids non è né il seggiolone né il parcogiochi, ma l’atteggiamento di chi ci serve al tavolo, il sorriso del proprietario quando entriamo, il riguardo per i piccolini. Siamo stati in una pizzeria normalissima, dove non avevano il seggiolone, dove il nostro seggiolino da tavolo stava attaccato con lo sputo, però il proprietario non ha desistito nel farci mettere comodi, portandoci cuscini per ancorare il seggiolino alla sedia, ha chiesto lui stesso ai bambini cosa volevano mangiare, li ha ascoltati, si è premurato di sapere se quello che avevano nel piatto era di loro gradimento. È stato, in una parola, gentile.

L’altra sera siamo andati a cena in un ristorantino carino in centro città, con una coppia di amici romani (lei travel blogger, il compagno e il bimbo): 4 adulti e 3 bambini di età compresa tra 1 e 3 anni, potenzialmente una bomba. Invece è andato tutto bene, a meraviglia. Il cameriere più gentile sulla faccia della terra e i bambini liberi di giocare – viuzza interna dove non passano auto – certo senza urlare, senza infastidire la gente ai tavoli o il personale, contenendo gli spazi di gioco. Nessun commento di disapprovazione, nessuna crisi di pianto, nessun genitore impazzito. È un locale family friendly? Non nel senso comune del termine magari, ma sì, secondo me, lo è. Anche se non ha il fasciatoio in bagno, ma una comoda panca di legno in cui si può tranquillamente cambiare il pupo.

Siamo stati in cosiddetti “ristoranti per famiglie” e abbiamo trovato camerieri improvvisati, proprietari scorbutici, piatti per bambini al limite del mangiabile con pasta scotta, patatine fredde, dolcetti confezionati. Perché è un bambino può mangiare qualsiasi sbobba? Solo perché quel piatto di porcherie l’hai chiamato Pisolo, Babbo Natale o Geronimo Stilton non significa che sia adeguato ad un bimbo.

Musei, biblioteche, librerie: noi possiamo entrare?

Quante volte ci poniamo il problema di portare o non portare i nostri bimbi in contesti di questo tipo? Eppure, dovrebbe essere scontato: un bambino ha diritto fin da piccolissimo a conoscere i luoghi culturali della propria città, ad andare nei musei con mamma e papà, ad entrare in una libreria/biblioteca e scegliersi da solo quali libri vuole leggere. Eppure, non si fa nulla che sia davvero per le famiglie o molto poco. Andare a vedere una mostra potrebbe essere interessante per un treenne? Sì, ma bisogna dargli gli strumenti per capire. Organizzare delle attività per i piccolissimi lungo il percorso, studiare dei laboratori per i bimbi sotto i 6 anni. Non solo per le scuole, ma durante i weekend, nei momenti in cui i genitori possono portare con sé i propri piccoli, magari condividendo con loro alcune esperienze. Ad esempio con strumenti tattili o sonori che aiutino la comprensione dei quadri. Oppure con attività domenicali di intrattenimento così, mentre mamma e papà girano per le sale, i piccolini sono impegnati a scoprire a modo loro cosa si cela dietro un dipinto, a quale razza appartiene il cagnolino raffigurato ai piedi di una principessa, con quali materiali si è ottenuto il tal colore.  Possibilmente persone che siano in grado di gestire bambini di 3 anni, non gente improvvisata. Ci sono maestre d’asilo, rimaste a casa, che potrebbero essere reimpiegate in attività di questo genere.

Insomma, dovremmo darci la possibilità di vivere meglio, senza troppi pregiudizi e preconcetti rispetto a cosa sia meglio per i bambini e per la famiglie. Forse se iniziassimo a fregarcene, noi per primi, delle occhiataccie di qualche bigotto-bisbetico, di etichette svilenti e servizi carenti, se cominciassimo ad “invadere” pacificamente i luoghi che ci appartengono, qualcuno potrebbe svegliarsi e capire che c’è solo da guadagnarci ad aprirsi alle famiglie. Voi, come la pensate?

 

 

2 thoughts on “Cosa significa a misura di bambino? Quando si può dire family friendly?

  1. Hai ragione, dove c’è buona educazione e voglia di fare bene c’è spazio per i bambini e le famiglie…ovviamente il tutto deve essere reciproco 😉

  2. Ottime riflessioni, io direi che i bimbi potrebbero andare quasi ovunque se da parte dei genitori ci fosse buon senso e da parte di chi li riceve accoglienza e cordialità

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi tu, lascia il tuo commento :)