10 cose che devi sapere se vuoi fare la mamma freelance

10 cose che devi sapere se vuoi fare la mamma freelance

Tutte le volte che una persona mi chiede che lavoro faccio, sudo.

  • Sono una copywriter.
  • Faccia dubbiosa.
  • Mi occupo di comunicazione.
  • Mmm…
  • Gestisco social network, presente Facebook, Instagram…?
  • Oh (faccia “che cacchio sta a dì questa”?)
  • Sì, sono anche una blogger.
  • Silenzio. Sopracciglia alzate. Sguardo vacuo.
  • Senti, facciamo, così: scrivo.
  • Ah! Per un giornale? Scrivi libri? Scrivi testi pubblicitari?
  • Questo, quello e anche quello.
  • Ah!
  • Sono una freelance.
  • Ah.
  • Vuoto.
  • Collaboro con diverse aziende e agenzie.
  • Ah! Quindi ti gestisci gli orari?
  • Sì, più o meno.
  • Che bello, che fortuna hai!
  • Eh, guarda, una fortuna sfacciata. M’è capitata, così, tra capo e collo.
  • Ma hai studiato?
  • No, figurati è venuto uno che ha letto il mio tema della terza elementare e mi ha detto: ti farò diventare Peggy Olson (in  materia non ammetto ignoranza: guardare Mad Man, please :P).

Davvero la gente crede che per scrivere basti il talento? Oppure, è sufficiente avere un minimo di dimestichezza con le lettere dell’alfabeto? Boh. Comunque, la fortuna come in tutte le situazioni c’entra relativamente. Ci sono, invece, alcune cosette che accomunano le libere professioniste, o freelance, di tutte le categorie. Soprattutto se sono mamme. Se stai pensando di aprire P.IVA e lasciare il tuo lavoro da dipendente, per avere più libertà, queste 10 cose le devi sapere prima.

Poi, dimmi che non ti ho avvisata!

10 cose che devi sapere se vuoi fare la (mamma) freelance

1.Freelance si riferisce al tuo lavoro, non al tuo ruolo di madre.

La mamma la devi, comunque, fare a tempo pieno. Il part-time non è previsto, né ora né mai. Al massimo puoi ambire allo smart working, cercando di far fruttare le ore con i figli, senza dare troppo nell’occhio. Ad esempio, fingendo di essere interessata alla costruzione di robot-scimmie in Lego e scotch, mentre ripassi mentalmente tutti gli impegni della giornata, o simulando sorpresa per l’arrivo del cofanetto Disney con la collezione completa  dei film d’animazione dal 1932 ad oggi, mentre conteggi le ore che avrai a disposizione per terminare quel lavoro in scadenza. Cose così. Libera la fantasia.

2. Devi essere più organizzata di un candidato alle Presidenziali (e non farti fottere dai Parrucchini).

La prima competenza che ti viene richiesta, se sei una freelance, è la disponibilità. Sembra un controsenso, ma è così. Dato che hai ampi margini di manovra all’interno di una giornata lavorativa (così, almeno, credono loro) devi poterti organizzare al secondo, altrimenti rischi un’agenda piena di buchi e improduttiva. Google Calendar sarà il tuo miglior alleato, inizia a scaricare l’App sul telefono. Ovviamente, ci sarà sempre il genio di turno che ti dirà “visto che sei libera… potresti…” e via libera alla lista di sedicimila commissioni al minuto che neanche Olivia Palermo in un’impeto di shopping compulsivo arriverebbe a tanto. Devi selezionare, incastrare e organizzare. E non fare mai l’errore della Clinton, credendo che le capacità siano sufficienti. C’è sempre qualcuno pronto a fotterti, soprattutto se è meno dotato, meno acculturato, ma più stronzo di te. Te lo dico con Wikipedia “Il termine freelance fu coniato da Walter Scott nel suo famoso romanzo storico Ivanhoe per descrivere un “mercenario guerriero medievale”.  Fa te, eh.

3. Devi avere sempre pronto il piano B e una rubrica del telefono piena di possibilità

I bambini si ammalano. Spesso. Nella maggior parte dei casi quando hai fissato una riunione importante o un appuntamento decisivo. Devi avere una pletora di numeri di telefono da far invidia a un Call Center: babysitter 1, babysitter 2, babysitter d’emergenza, cugina disponibile, zia della sorella della nonna di tua cognata, vicini di casa, vicini di ombrellone, bottegai di quartiere a cui hai promesso il saldo del debito entro la fine del mese e che puoi in qualche modo ricattare. E se il ricatto non basta, sfodera l’arma “tenerezza”, mostragli una foto di tuo figlio con gli occhioni in primo piano. Davanti agli occhioni cedono tutti.

4. Fare la freelance non è uno spazio intermedio tra la lavatrice e i compiti di matematica

Se vuoi affrontare, davvero, la libera professione non ti basterà ritagliarti qualche ora la mattina, dopo aver accompagnato i bambini a scuola. Aprire una P.IVA è un impegno, costa sacrifici (e anche qualche euro), e deve essere continuamente alimentata. Come un bambino. Non è che lo fai e poi, ogni tanto, ti ricordi di curarlo. Devi essere convinta del passo che stai facendo, devi “essere sempre sul pezzo” come si dice in gergo giornalistico. Magari puoi lavorare di notte, se ne sei capace. Io di notte tendo a dormire, ed è per questo che – probabilmente – non raggiungerò mai l’apice del successo, ma tant’è, me ne farò una ragione.

5. Tosse e raffreddore non sono mali incurabili (nemmeno per i tuoi figli)

Eggià. Se hai una scadenza devi lavorare anche se hai contratto l’Ebola, figuriamoci per due colpi di tosse e un po’ di moccio al naso. Vale anche per i tuoi figli, due caccole non hanno mai ucciso nessuno e, a meno che i tuoi figli non abbiamo una rara malattia per cui il muco può provocare un’implosione, i bambini andranno a scuola. Amen.

6. I bastoncini Findus valgono come pesce (fattene una ragione)

Ci saranno sere in cui la tavola sarà un trionfo di surgelati, cene che se le vedesse il signor Findus ti proclamerebbe immediatamente Responsabile Immagine e Comunicazione di Vascello, saresti seconda per fama solo al Capitano. I bastoncini di pesce sono di pesce, è inutile che sbattiate convulsamente le ciglia, quello c’è quello se magna.

7. Il cellulare è un’estensione del tuo braccio, graffettatelo al polso.

Se dimentichi a casa lo smartphone sei fottuta. Non puoi. Devi averlo sempre con te. Il fatto che tu abbia fissato un appuntamento alle ore xxx nel posto yyy non è sinonimo di “0k, l’ho lasciato a casa, ma tanto è già tutto concordato”. Col kaiser, nell’era del cellulare tutto può variare nello spazio di 2 sms e una e-mail. Non puoi dare niente per certo e scontato. Tutto è in continua evoluzione. Pure il giramento di coglioni, lo ammetto.

8. La torta per la festa di compleanno la prepara Mulino Bianco

A meno che tu non disponga di un budget milionario e possa avvalerti della consulenza di una party planner, la festa di compleanno di tuo figlio sarà più o meno uguale a sé stessa per decenni. Il parchetto la location d’eccellenza, i palloncini di Tiger il non plus ultra della chiccheria. Per la torta puoi avere la fortuna di avere un’amica cake designer (io ce l’ho, tiè tiè tiè :P) oppure va benissimo quella del Mulino Bianco. Ti dò una dritta: la torta Pan di Stelle spacca alla materna.

9. Porta almeno due cambi in borsa (per te, non per i bambini)

La bava dei bambini è come l’inchiostro simpatico, si ripresenta dopo un po’ sui tuoi vestiti puliti senza preavviso. Prima eri impeccabile, poi una merda. Di solito ti accorgi di avere una chiazza di roba secca più o meno all’altezza della tetta appena varchi la porta dell’ufficio. Se sei stata brava hai almeno una camicia di scorta. Se poi ti offrono un cornetto con lo zucchero, e non hai un altro cambio, diffida e rinuncia. Come minimo ti riempi di zucchero pure le mutande.

10. Hai dei figli, usali.

I bambini sono spettacolari per la semplicità con cui riescono a dilatare i tempi di tutte le azioni basilari. Lavarsi i denti non è solo lavarsi i denti, è un giro intorno al tavolo brandendo lo spazzolino come un’ascia, è spalmare di dentifricio tutte le superfici calpestabili di casa, è inondare l’appartamento d’acqua con la sola forza del pensiero e un bicchierino da 5 ml. Mettere la maglietta non è solo mettere la maglietta, è aprire tutti i cassetti e scegliere quella che sta in fondo a tutto, con le macchie di pennarello dell’anno precedente e i polsini che arrivano i gomiti, è una lotta tribale con strane maniche che per magia passano dalla testa, è una guerra all’ultimo bottone. Dopo tutta la fatica che fai, ogni giorno, dopo tutti i ritardi che accumuli, ne hai diritto.

Sì, hai capito, bene: puoi dare la colpa ai figli  quando ti serve. E che si provino a dirti che sei una cattiva madre.


Con questo post partecipo al tema del mese delle Stormoms > A novembre tiriamo fuori tutta ma proprio tutta la verità delle mamme lavoratrici o che lo sono state.
Come è andata quando avete scoperto di aspettare un bambino? Avete conservato il vostro posto di lavoro? Avete dovuto reinventarvi da zero? Avete dovuto compiere una scelta difficile? > #workingmom

 

 

 

 

 

 

8 thoughts on “10 cose che devi sapere se vuoi fare la mamma freelance

  1. 3,6,8 anche per la mamma dipendente che non ama cucinare e i cui figli si ammalano ad ogni soffio di vento.
    In un modo o nell’altro siamo tutte sulla stessa barca 😉

  2. Ahahhaah mi hai fatto ridere da sola davanti al pc, ma quasi piangere, commossa dal fatto che non sono sola a perdere metà pomeriggio per infilare una maglietta o far lavare i denti. Sono freelance anche io, per questo temo al pensiero di quando i parenti chiederanno, a Natale: “Come va il lavoro? Che fai?”, sapendo benissimo che anche quest’anno non capiranno 🙂 a volte devo spiegarlo per l’ennesima volta anche a mio marito, figurati ahahah
    Un saluto e complimenti da una mamma che, quando era incinta, guardava con orrore ai bastoncini e ora vorrebbe inviare un pensierino di Natale anche al Capitano, per quanto l’abbia aiutata con la gestione delle cene ahahah

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi tu, lascia il tuo commento :)