Quello che i padri non sanno

Quello che i padri non sanno

L’altro giorno stavo male, ma male male. Devo aver preso un raffreddamento fortissimo uscendo di casa la sera, per una di quelle riunioni tra genitori in cui si cerca di dare un senso al proprio ruolo educativo. Che poi un senso ce l’abbia o meno, questo è un discorso che affronterò altrove perché, al solito, sto divagando.

Dicevo: stavo male. La testa mi pulsava, gli occhi lacrimavano, la gola era in fiamme e il naso aveva assunto una strana somiglianza con un grosso garofano sgraziato. Avrei voluto catapultarmi in una dimensione parallela, senza figli. Ti capita mai? Ti capita di pensare a come staresti senza? Io credo che sia una condizione naturale, che a tutti nella vita succeda di pensare al prima o al senza o al perché. Fatto sta che non vedevo l’ora di spegnere la luce e il cervello, invece… Quello che i padri non sanno

Invece, ho pensato bene di portare il piccoletto nel lettone per addormentarlo prima e, egoisticamente, perché averlo vicino, così, caldo caldo, mi dava conforto. Solo che lui non aveva nessuna intenzione di addormentarsi e ha passato 40 minuti a tirarmi capelli e darmi manate in faccia finché, esausta, ho deciso di traghettarlo in camera sua, mentre il quattrenne tossiva disperatamente e il padre, altrettanto disperatamente, tentava di fargli bere un po’ d’acqua.

Beh, ho perso la brocca. Tra i pianti del piccolo, la tosse e i mugugni del grande, gli starnuti che non mi davano tregua e i borbottii del padre, non ci ho più visto. E niente, ho detto peste e corna a tutti. Ho sbraitato le peggio cose.

Poi, ho preso il grande, l’ho portato nel lettone, gli ho chiesto scusa, l’ho abbracciato forte e ci siamo addormentati. Finalmente. Sfiniti.

Il giorno dopo, i bambini sono andati a scuola col padre e io, per fortuna, ho avuto il tempo di riposare un po’.  Che quando stai male, ma male di merda, vorresti solo tornare dodicenne, all’epoca in cui la mamma ti andava a prendere i film a noleggio e ti preparava litri di the caldo da sorseggiare sul divano, sotto montagne di coperte. A trentaquattro, invece, il the me lo sono dovuta fare da sola e ho acceso il mio kindle.

Qualcuno dice che si chiama caso, tant’è che sto leggendo il libro di Matteo Bussola, Notti in Bianco e Baci a colazione (ed. Einaudi), un fumettista veronese – mio concittadino, ordunque! 😛 –  diventato famoso grazie ai suoi meravigliosi status di Facebook.  E sono capitata proprio su una scena simile: la figlia si sveglia perché non sta bene, lui con calma e pazienza si alza di notte, la porta in sala, guarda i cartoni con lei, la tiene stressa a sé, la accudisce.

Voce fuori campo: ‘a Mattè, sticazzi se volevi farmi sentire una merda, eh!

Nella sua infinita dolcezza e poesia, lui racconta la situazione così: “Quel che le madri non sospettano è che quando i padri si alzano alle tre di notte per coccolare i figli non è per fare i gentili, né per lasciarle dormire. È solo per recuperare il senso. Respirare, stringere, stare a godersi quel che c’è. Sentirsi un po’ più vicini a una cosa che in fondo non hanno mai avuto e mai avranno. Perché quello che le donne non dicono non è niente in confronto a quel che gli uomini non sanno”.

Matteo, caro, a me piace tanto questo tuo modo luminoso di vedere le cose, perché quello che le donne non dicono, purtroppo, è tanto, davvero tanto. È quella stanchezza strisciante che ti accompagna tutti i giorni, tutte le mattine al risveglio e in tutte le notti agitate, perché una madre dorme sempre con un occhio mezz’aperto e l’orecchio vigile. È quell’infinito desiderio di esserci sempre, anche quando si è altrove; quel dilaniante senso di colpa che le accompagna ogni volta che non ce la fanno, tutte le volte che per sfinimento perdono la pazienza, tutte le volte che la rabbia viene su e ha bisogno di uscire, prima di farle implodere. È un tutto e più di tutto, che andrebbe intuito, ascoltato e compreso. Perché a volte, non riescono nemmeno a dirlo, a spiegarlo.

Quello che i padri non sanno, lo dovrebbero compensare coi fatti. Vanno bene pure dei fatti accompagnati da grugniti, che si sa, non tutti possono avere uno scrittore in casa.


 Due parole sul libro e sull’autore:

Matteo bussola (Verona, 1971) nella sua vita passata era architetto. A trentacinque anni ha deciso di cambiare tutto. Oggi fa il papà di Virginia, Ginevra e Melania. Per lavoro disegna fumetti, e quando è in debito d’ossigeno scrive. Notti in bianco, baci a colazione è il suo primo libro.

Un libro ironico e struggente sulla magia di essere padre.

«Matteo Bussola è capace di raccontare la vita quotidiana con tanta naturalezza, con una lingua così convinta e cordiale, con tanta trasognata precisione, da farci pensare: sì, davvero, a volte la letteratura gioca a nascondersi nelle piccole cose». Giulio Mozzi

Tutte le info per l’acquisto, cliccando su:  Notti in bianco, baci a colazione  

 

 

 

 

10 thoughts on “Quello che i padri non sanno

  1. Ciao….. le mamme le definisco donne bioniche fanno tutto in tutti i momenti anche se stanno male di brutto continuano quello che avevano iniziato. … hai ragione in questi momenti si rimpiangono i tempi quando la mamma faceva tutto è accudiva 😊

    1. Le mamme, però, non sono davvero bioniche. Sono donne e basta. Senza super poteri ed io sono un po’ stufa crogiolarmi nell’illusione che tutto posso fare, solo perché lo so fare. No, non posso fare tutto. Nè lo voglio. Ho bisogno di un marito che mi sostenga e non mi giudichi quando perdo la calma, quando di mammina dolce ho davvero ben poco. Per fortuna, che mio marito c’è 🙂

  2. Ahhh hai capito i papà, vogliono recuperare il senso delle cose!! 😀 Sceme noi che vorremmo recuperare solo un po’ di pace ahhaha
    Dai scherzo. Noi oggi eravamo malati tutti e il papà si era fatto dare il turno di sera per dare una mano ma, casualmente, c’è stato un cambio di programma. Lui al lavoro io a casa, malata, loro malati, il lavoro da fare, la lavatrice che mi ha allagato casa etc.
    Anche io ho sclerato, più volte. E sto aspettando con ansia l’ora della nanna.

    1. Eravamo nella stessa casa? Ah, no, da me è stata l’asciugatrice ad allagare il bagno 😛 ps. Dovremmo istituire l’ora dello sclero, così due urla di default per scaricare la tensione e si riparte. i papà nel frattempo possono recuperare la nostra pazienza 🙂

  3. Quant’è vero! Anche io malata…incinta (e non posso prendere chissà che medicinali), una piccola peste di due anni che porta solo microbi dal nido e un papà che, la sera alle 22, mi guarda allucinato quando sbrocco con le ultime energie che mi restano.
    Sono pienamente d’accordo con te, non siamo bioniche…e non voglio esserlo!

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi tu, lascia il tuo commento :)