Bambini: tempo di qualità con i figli

Il tempo di qualità? È una cagata pazzesca!

Quante volte in questi anni vi siete sentite ripetere “l’importante è il tempo di qualità che trascorri con i figli!”? Quante volte l’avete letto sui blog, sui giornali, l’avete sentito ripetere come un mantra a parenti/amiche/giornalisti/presentatori e che più ne ha più ne metta?

Ci ho voluto credere fermamente anch’io. Prima. Prima di avere figli. Prima di vederli crescere. Prima di avere una benché minima idea di cosa fosse quel fantomatico “tempo di qualità”. La verità è che i bambini hanno bisogno di tempo, tempo e ancora tempo. Quali sono i parametri per identificare la qualità di questo benedetto tempo? Se giochi con lui  a distruggi-la-torre-di-lego è abbastanza di qualità? Se guardi con lui la trilogia di Madagascar ballando a ritmo di “ilaiktumuvimuvi”? E se mangi una pizza sul divano mentre ascolti la traccia di Biancaneve e i Sette Nani? E, soprattutto, quanto deve durare questo tempo per essere di una qualità non dico eccellente, ma sufficiente?

Bambini: tempo di qualità con i figli

Non so, davvero. Perché poi il tempo è una di quelle cose maledettamente soggettive, per cui dieci minuti possono essere pochissimi o moltissimi, cacchio ne so. Il fatto è che in un’ora è probabile che tuo figlio riesca a raccontarti cosa ha fatto a scuola nei diciassette giorni precedenti, con una telecronaca che manco Pizzul, ma anche di chiudersi in un mutismo ostinato che due parole gliele devi estrarre col cacciavite. E i miei hanno solo 4 e (quasi) 3 anni. Boh. In quel tempo di qualità che, per dire, riesco a ritagliarmi la sera dopo cena o prima di cena, tra una sparatoria Playmobil e la guerra dei mondi draghi-cavalieri, è abbastanza per riuscire a capire come sta, se i suoi amici lo coinvolgono, se a scuola va tutto bene?

A me pare che ancora una volta, tentino di fregarci, ci distraggano con moine e pezze giustificative da appiccicare sui nostri sensi di colpa, ma che alla fine riescano a defraudarci anche delle nostre piccole certezze. All’inizio mi ero gasata anch’io con sta storia delle mamme-multitasking (tanto che ne avevo parlato qui), poi mi sono sentita sommergere. Se è vero che basta il tempo di qualità, le ore che mi restano alla fine della giornata, dopo il lavoro, gli impegni scolastici, la palestra, gli impegni sociali, magari il dottore, la parrucchiera, la spesa, beh quei minuti lì in cui sono esaurita ed esausta, che qualità hanno? Quella dei prodotti in scadenza al banco frigo?

Come sempre, non ho risposte. Probabilmente non le avrò mai, forse il mio rimarrà solo uno sfogo, una fila di pensieri a casaccio. Forse, invece, qualcuna di voi ha capito, mi capisce o è sulla buona strada per comprendere. Qualora ci fosse, da qualche parte, una risposta (basterebbe anche una proposta, un’idea, una frase illuminante, eh) l’attendo qui. Certa, comunque, della vostra comprensione vi saluto e vado a spendere qualche minuto di qualità col piccoletto che s’è svegliato.

 

 

 

 

4 thoughts on “Il tempo di qualità? È una cagata pazzesca!

  1. Quanto mi piace questo post. Ho riso e poi sono impallidita, vista la “gravità” effettiva del tema… Sui prodotti in scadenza ero quasi mortificata. Insomma la qualità è la scusa per la mancata quantità, la panacea di tutti i mali. Be’, ti giro la cosa: la quantità non solo di x sé non basta, ma se troppo elevata nuocerebbe, sia alla tua sopravvivenza, sia alla crescita dei figli. Per qualità io intendo quando vedo che siamo tutti felici. Tradotto: non sempre il tempo che è di qualità x loro è davvero gratificante x me. Ma normalmente si riesce sempre a trovare qualcosa che fa felici tutti (x un secondo) 🙂

    1. Che posso aggiungere? Credo che tu abbia detto tutto. Ci vorrebbe equilibrio ma non sempre è possibile. A volte sono i fattori esterni a non renderlo possibile, altre volte siamo noi stesse a non riuscire a trovare un baricentro. La levità di un sorriso, comunque, non può farci altro che bene. Così come un Pat Pat sulla spalla fatto da un’amica, in carne e ossa o digitale che sia.

  2. Io ti adoro, intanto sallo. E detto ciò, ti fornisco una diversa prospettiva. Io di tempo con mio figlio ne passo molto, anzi tutto. Ho praticamente archiviato me stessa, sospeso il mio lavoro di scrittrice, messo in congelatore la mia vita sociale o presunta tale. Lui non va al nido e sta con me, sempre. Facciamo tutto insieme, quindi abbiamo una invidiabile quantità di tempo e spesso mi sento fortunata o penso che lui lo sia. Eppure il baricentro è fuggevole, quando hai tantissimi tempo è difficile spalmare la qualità su tutte quelle ore, difficile non pensare ad altro talvolta, voler essere altro, essere ugualmente stanca, nervosa, inadeguata. E ritrovarsi alla fine a parlare con una tua amica che la figlia la vede solo due ore la sera per poi scoprire che avete vite diverse ma stessi dubbi sui figli, stessi problemi, stesse domande. Quindi chissà forse la qualità esiste, forse la quanti fa la differenza o forse no. Forse, è solo questione di equilibrio e si deve cercare di andare diritte, senza guardare giù.

    1. Questa notte abbiamo dormito. La seconda notte di fila. Dopo innumerevoli notti interrotte. Pensavo fosse una bella giornata. Invece è iniziata in modo disastroso, col piccolo che urlava in mezzo al corridoio e allo stremo delle forze mi sono arrabbiata con mio marito per una sciocchezza, lui innervosito mi ha risposto male, io peggio. Ed è stata lite furibonda. Quando la qualità è questa, direi, che meno è davvero meglio. Resta un però, il però che noi madri abbiamo dentro. Ma anche fuori. Ce l’abbiamo appiccicato addosso, come un’etichetta fosforescente: però. A volte è insieme ad un’altra parola magica “se”. Io, invece, vorrei alzarmi la mattina e dire: così è. Ce la farò? Ce la faremo? (ps. probabilmente, sono andata fuori tema, perdonami ma la lucidità è rimasta sul cuscino…)

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