Ad Autostima come sei messa? La mia esperienza è questa qui

È un po’ che manco da qui. Va bene… è molto. Dove sono stata? Per il mondo. No, no, hai ragione. So per certo che chi mi legge non è uno sciocco. Sono successe tante cose in questi mesi, tante cose belle e qualcuna così, così.
Ma che importa?
Le cose sono cose, anche quelle che accadono. L’importanza è il chi siamo.

Il mio “chi sono” me l’ero dimenticata da un po’. Nascosto da qualche chilo di troppo, dalle incombenze di tutti i giorni, dalle esigenze dei figli, dall’ironia del marito, dalle telefonate delle amiche. Poi c’è il lavoro, quello che mi sono faticosamente costruita. Improvvisamente, qualcosa fa crick, poi è un crick crack crock, ed è tutto un rolleggiare di frammenti rotti. Pezzetti di me che si sono rotti.

Tutto è iniziato la scorsa estate, quando ho avuto la conferma ufficiale di essere diventata sciatta. Sì, cazzo, me l’ha detto proprio in faccia. Ed io? Non potevo negarlo, era la verità. Poi, mi sono trovata impantanata con il lavoro, stesse situazioni del cavolo, stesse dinamiche. Com’era possibile? Perché sempre a me? La risposta è semplice, ATTRAI QUELLO CHE SEI.

Non è fanta-psicologia, né dottrinismo meta-religioso-fanatico, è la verità. Ogni volta che mi lamento per una situazione che ho già vissuto, mi rendo conto che sono stata io, per l’ennesima volta, a fare in modo che accadesse.

Guarda caso, quest’autunno, l’associazione di genitori di cui faccio parte, l’Agesc, che ha nella scuola dei miei figli un comitato direttivo (si può dire così?) di cui sono parte integrante, mi chiede di fare parte di un progetto di incontri che ha per tema l’AUTOSTIMA. Certo, l’autostima è vista dal punto di vista di un genitore che vuole trasmetterla ai propri figli, ma voi ci credete al caso? Io poco.

Così viene fuori che l’autostima è una abitudine, un’abitudine quotidiana, una buona abitudine. Una di quelle che si impara, appunto, da bambini. Ma che può essere aiutata anche in età adulta. Come? Ora vi dico come ho fatto io, poi voglio sapere come fate voi, però!

  1. Ho presso tutti i vestiti che non mi entravano più e li ho portato al mercatino dell’usato. Con il ricavato ho comprato abiti nuovi che mi stanno benissimo.
  2. Sono andata dal parrucchiere e non ho chiesto un nuovo taglio, ma un taglio che fossi in grado di gestire da sola in modo da essere sempre ( o quasi) in ordine
  3. Ho messo il rossetto. Tutti i giorni.
  4. Ho iniziato a investire cinque minuti in più davanti allo specchio per me e cinque minuti in meno per combinare outfit ai miei figli (a cui peraltro non gliene frega una benemerita cippa)
  5. Ho rivisto tutte le mie convinzioni limitanti su quanto fosse giusto guadagnare in un’ora, dando valore a quanto fosse giusto che mi pagassero per la mia esperienza e non per il tempo impiegato a lavorare
  6. Di conseguenza ho accettato progetti stimolanti anche se pagati poco e ho preteso il giusto compenso per lavori in cui sono io a dare tanto e ricevo poco, in termini di esperienze e conoscenze
  7. Ho accetto nuove sfide
  8. Ho rivisto il mio CV e mi sono convinta che sono più brava di quello che penso e i fatti lo dimostrano

Ecco, in questi otto punti ho riassunto il lavoro di mesi, ma quali sono stati i risultati? A gennaio ho iniziato una collaborazione stra-figa con Moodart, Scuola di Comunicazione per la Moda per la quale seguo il marketing, ed in particolare web marketing & social media, sono in ballo con tantissimi progetti e mi arrivano richieste di contatto e preventivi in continuazione che si concretizzino o meno questo, al momento, è poco rilevante. Rilevante, invece, è che la mia autostima ha ri-fatto capolino e poco alla volta so che emergerà del tutto.

Però, voglio darti anche un’altra chicca 🙂

Qui ti riporto il test che Bruno Pernice, psicologo nonché collega-genitore e papà di 3 bambine, aveva preparato per il primo degli incontri di cui vi parlavo più sopra, tutte le slides le trovate sul blog dell’Agesc-Sacra Famiglia, mentre i suoi scritti li potete leggere sul suo blog.

Test per valutare come nutri l’autostima dei tuoi figli

Lo fai? Se sì datti 1 punto, se no 0. Quanto? Datti un voto da 0 a 5.
Da 85 a 108: bravo! Nutri bene l’autostima di tuo figlio
Da 65 a 84: così, così. Impegnati di più.
Fino a 65: forza! Puoi recuperare, supera i tuoi limiti e diventa nutrimento per la sua autostima.

da Anderson, Redman e Rogers (2005)
• Ascoltare e prendere atto dei loro pensieri e sentimenti

• Veicolare situazioni che li aiutino a sperimentare vissuti di successo • Dare loro un senso ragionevole di controllo della propria vita;

• Rafforzare in essi la convinzione di essere capaci e degni di affetto; • Creare per loro un’immagine positiva di se stessi.

 

da P. Santagostino (2000)

• Rivolgersi ad essi usando un atteggiamento positivo e non giudicante;

• Avviarli a un dialogo aperto con le sue emozioni;

• Stabilire regole precise che devono essere rispettate da tutta la famiglia;

• Abituarli al confronto con gli altri e non alla competizione sfrenata;

• Riconoscere con loro gli errori e trovare le soluzioni migliori.

 

da Coopersmith (1967)

• Accettarli e trasmettere chiaramente questa accettazione;

• Dare loro limiti e regole ragionevoli, chiare e ben definite;

• Avere aspettative adeguate all’età e alla loro maturità;

• Riconoscere e rispettare le loro individualità e peculiarità

• Incoraggiare il pensiero autonomo, l’espressione delle loro idee e opinioni, anche se in contrasto con le tue.

• Fare in modo da essere “una base sicura”, (la base a partire dalla quale possono allontanarsi per esplorare il mondo e farvi ritorno quando si sentono in pericolo o insicuri)

Hai fatto il test? Credi ti sia stato utile?

Adesso ti lascio un consiglio in più. Può sembrare fuori contesto, ma ti assicuro che non lo è. Che assorbenti usi? No, non sono pazza, è che stare bene con il proprio corpo è un tassello fondamentale per la stima di sé.

Per esempio, a me è capitato di essere a disagio perché avevo un prurito infernale proprio lì sotto. A te mai? Ecco, mi è anche successo di provare la linea donna dei prodotti Nappynat, natural care, e ho scoperto che potevo anche smetterla di sentirmi come una braciola ai ferri 🙂

La mission di Nappynat:

Creare prodotti igienici monouso naturali, altamente performanti, realizzati anche con materie prime di origine vegetale. Studi specifici confermano che funzionano allo stesso modo di prodotti derivati dal petrolio e restituiscono il giusto benessere al bambino e serenità alla sua mamma.

Nappynat ha sviluppato una linea completa dedicata alla donna e alla mamma che sceglie, oltre al benessere e la salute dei propri figli, il proprio benessere. La linea comprende proteggislip, assorbenti giorno con ali, assorbenti notte con ali e assorbenti anatomici, per andare incontro a tutte le esigenze femminili.

La società Olive srl, che è proprietaria del marchio Nappynat, ha sede a Prato in Toscana, il più grande distretto tessile di Europa. Un know-how che si ritrova nelle parti tessili del pannolino, in particolare quelle a contatto con la sensibilissima pelle dei bambini, esclusi i velcri di chiusura e alcune parti interne del pannolino che NON entrano a contatto con la pelle del bambino. Lo sviluppo dei filtranti in fibra d’amido sono frutto di un lungo lavoro sulle tecnologie da adottare per realizzarli senza dover far ricorso a scorciatoie della chimica.

Vuoi sapere tutto su Nappynat? Questo è il sito: www.nappynat.it.

Fammi sapere se li provi e cosa ne pensi!

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi tu, lascia il tuo commento :)