come cambia la vita da mama

Ma quand’è successo che da Teenager son diventata Milf?

Mi girano le palle. Sì, lo so non è un buon modo di iniziare un post, eppure… Eppure mi girano. Perché ogni giorno mi presento impataccata al lavoro. Perché ho i capelli che invece di biondo oro sono giallo fieno. Perché se la panza la strizzo nei jeans poi mi esce dai lati. Perché ho più tette fuori dall’elastico del reggiseno invece che nelle coppe. … Continue reading Ma quand’è successo che da Teenager son diventata Milf?

Storia di un padre con il cancro. E delle cose (tante) che la vita ci regala e insegna.

Ci sono storie che ti entrano nel cuore, lì, tanto vicino da farti male. Ci sono storie di coraggio quotidiano che ti fanno pensare di essere una persona meschina, piccina, ma anche che la vita è meravigliosa, tal qual è. E non così scontato poi, pensarlo, dirlo, crederci. Così, l’altra mattina, dopo l’ennesima notte in bianco, stanca, dopo due settimane difficili per la vita lavorativa e personale, mi sveglio incazzata. Ne avevo diritto? Certo. Io sono quella che “invoca il diritto al lamento materno”, che crede sia giusto dire le cose come stanno, che non si fa scudo dietro facciate di convenientissimi “tutto bene, la vita da madre mi calza a pennello, i mie figli sono dei santi”. No, col piffero. La vita da madre, di due pesti-maschi di 30 e 10 mesi è dura, durissima.

Però, però. Però, mi sveglio è leggo la storia di Mauro Fiorese, fotografo veronese di 44 anni che ha il cancro. Ha il cancro e lo dice con dignità, lo racconta come solo un uomo consapevole, forte, coraggioso può fare. Una storia per immagini che ti spiazza per l’ironia con cui è messa in piazza, in quell’immensa piazza virtuale che è internet. Io il cancro l’ho incontrato nel mio cammino diverse volte, è una bestia immonda che mi ha portato via due nonni. Mia nonna aveva poco più di cinquant’anni, mio nonno meno di settanta. I miei figli portano i loro nomi. Io il dolore l’ho vissuto da fuori e non lo so se sono in grado di capire. Però, capisco la frustrazione e l’impotenza. Capisco le sale d’attesa, i risultati degli esami, la lotteria delle cure.

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Come si diventa un adulto felice?

Sono sicura che Pollyanna la conosciate tutte, vero? Pollyanna era quella bimbetta sfigatella, rimasta orfana di entrambi i genitori, e costretta a vivere con la rigida zia tra mura di silenzio e malinconia, amica di malati e vecchi. Pollyanna riesce ad affrontare tutte le difficoltà della vita con “il gioco della felicità” insegnatole dal padre, un modo per vedere gli aspetti positivi in ogni situazione. Da bambina adoravo Pollyanna, mi faceva pensare che tutto nella vita sarebbe andato – in qualche modo – bene. Se a questo aggiungiamo una delle frasi che circolava più spesso in casa mia “solo alla morte non c’è rimedio” questo vi fa capire come abbia sviluppato un indomito senso dell’ottimismo. Poi scopro, alla veneranda età di 32 anni, che la psicologia ci ha addirittura associato una sindrome a questo personaggio della letteratura: la sindrome di Pollyanna o “ottimismo idiota”, rovesciando di fatto la percezione della storia.

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