Di Asili, Inserimenti &Co. Italia vs Resto del mondo

Delle tante cose strane che mi sono successe da quando sono mamma, la più stranissima di tutte è l’inserimento al nido o, per meglio dire, la concezione molto italiana di come si debba fare questo inserimento.  Prassi comune è il terroristico “3 settimane per l’adattamento”, nella maggioranza dei casi si conclude in 2, qualche fortunella riesce a cavarsela in 1 sola settimana. Inutile dirvi che questa situazione, soprattutto se improvvisata, non agevola in alcun modo le madri lavoratrici. Tanto più se i bambini da inserire sono due, in due classi diverse, o – nella peggiore delle ipotesi – in due scuole diverse. Ma serve davvero tutto questo tempo?

Chi mi conosce  sa che non mi accontento mai di ciò che mi viene riferito come buono e giusto, né riesco a tacitare i miei dubbi, insomma, non posso fare a meno di farmi delle domande e di farle agli altri. Quindi twitter alla mano, ho cominciato a capire come gira la faccenda all’estero e, indovinate un po’? Pare proprio che i cugini d’Oltralpe la vedano un pelino più semplice,  ma anche i canadesi non scherzano, e gli irlandesi poi… Volete sapere cosa mi hanno raccontate le mie amiche mamme expat?

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Bilingue sì o no? Come s’impara una lingua da piccoli?

Come si impara una lingua da piccoli? Il bilinguismo è un bene o un male? Ma se deve ancora padroneggiare bene l’italiano come si può pretendere che parli anche l’inglese? Queste domande, ormai, sono all’ordine del giorno. Premetto che ho sempre creduto nell’importanza della lingua straniera, io stessa ho frequentato una scuola media sperimentale in cui si insegnavano due lingue e, a seguire, alle superiori tre lingue, ma concludo dicendo che non ne no so parlare bene neanche una. Ed è vergognoso. Che sia io la tonta?

S’impara con l’esperienza

Da quando sono mamma, ho scoperto un’infinita di cose sull’essere umano, sull’evoluzione, sulla crescita e sull’intelligenza innata. Non serve uno scienziato per dirci che l’acqusizione di qualsiasi tipo di abilità passa dall’esperienza continua e diretta. I nostri figli imparano a camminare, mangiare, parlare perchè tentano e ritentano e non perchè forniamo loro manuali di istruzioni e tomi di grammatica. Palletta ha una proprietà di linguaggio di molto superiore alla media, dato che a 30 mesi fa discorsi complessi e davanti alla copertina del Re Leone mi dice: “mamma, hai visto? Ci sono il leone, il facocero e il suricato” (#datemiundizionario!). Ecco, io penso derivi da diversi fattori: lui è particolarmente ricettivo, io parlo a mio figlio come fosse un adulto, leggiamo libri non adatti alla sua età (quella sulla copertina), è stato a contatto con bambini più grandi.

Ora mi domando, se fosse cresciuto in un contensto bilingue, avrebbe raggiunto lo stesso livello di padronanza? Continue reading “Bilingue sì o no? Come s’impara una lingua da piccoli?”

Come scegliere le scuola materna? Pubblica, paritaria o privata?

Come scegliere la scuola materna? Pubblica, paritaria o privata? Questo è il problema! Mai dubbio fu più amletico di così… ma anche no! Come prima cosa vorrei dire che questo è un post polemico, irritante, a tratti allucinante. Mamme avvisate.

LA SCUOLA PUBBLICA

La scuola pubblica l’ho scartata a priori. Ecco, mi preparo al lancio di strali e anatemi. Vorrei spiegare, però. Ero una grande sostenitrice del pubblico, della res pubblica, anche in ossequio alle mie convinzioni pseudo-politiche. Un po’ sinistrologicamnte schierata, ma neanche troppo, diciamo una sinistra che si avvicina molto al centro, a tratti anche a destra, molto a destra. Diciamo che non riesco più a distinguere la destra dalla sinistra, anzi che ho sempre fatto abbastanza confusione. La destra? Mmm… è quella che tiene la penna! Ah, già già, or mi sovviene.

Comunque, io sono cresciuta a pane e scuola pubblica, anzi giravano strane voci sui frequentatori di scuole private: “porello, è che non ci arriva! I genitori sono costretti a pagare per fargli prendere uno straccio di diploma!”. Considerando che il diploma oggi lo puoi usare veramente come uno straccio, forse, non erano neanche delle osservazioni così fuori luogo. Poniamo, comunque, col beneficio del dubbio, che quelle mezze frasi fossero pur vere, all’università la situazione cambiava e molto: la Bocconi, lo Iulm, la Cattolica, altro che sfigati, quelle sì che erano UNIVERSITA’.

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